Solo +0,4% in un anno: famiglie in crescita, aziende ferme. Unimpresa chiede una spinta pubblica per rilanciare il credito produttivo

Il credito alle imprese non riparte

Il credito bancario in Italia mostra segni di stabilità apparente, ma dietro la calma si nasconde una dinamica preoccupante. Secondo il Centro studi di Unimpresa, tra agosto 2024 e agosto 2025 il totale dei finanziamenti al settore privato è salito da 1.259,7 a 1.275,4 miliardi di euro, con un incremento dell’1,2%.
Una crescita modesta, sostenuta quasi interamente dalle famiglie, mentre le imprese restano immobili, con un aumento appena dello 0,4% (da 597,7 a 600,2 miliardi di euro).

Famiglie in movimento, aziende prudenti

La ripresa dei consumi e dei mutui immobiliari ha trainato la domanda di credito familiare, cresciuta del 2%. I mutui per l’acquisto di abitazioni passano da 422,4 a 434,2 miliardi (+2,8%), mentre il credito al consumo cresce del 4,3%.
Le imprese, invece, si limitano a gestire la liquidità: aumentano i prestiti a breve (+4,2%) e medio termine (+9,1%), ma calano quelli a lungo termine del 5,8%, segnale di sfiducia negli investimenti industriali.

Il rischio di un’economia “da consumo”

Le banche scelgono prudenza, preferendo clienti retail e mutui garantiti. La quota dei prestiti alle famiglie sale dal 52,6% al 53%, mentre quella alle imprese scende dal 47,4% al 47%.
Questo spostamento riflette un modello economico che punta più sulla stabilità finanziaria che sulla crescita produttiva.
Un sistema solido, ma poco propenso a sostenere la ripresa industriale e l’occupazione.

L’appello di Unimpresa

Per Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, “serve ora una spinta forte e coordinata del governo, capace di trasformare la stabilizzazione in una vera ripresa del credito produttivo. Bisogna rafforzare i sistemi di garanzia pubblica e ampliare la copertura per le PMI, alleggerendo i vincoli che oggi frenano le banche”.
Solo così il denaro potrà tornare a circolare “nelle aziende che vogliono innovare, assumere e far ripartire il Paese”.

Un equilibrio instabile

La politica monetaria più accomodante della BCE non basta se il sistema creditizio rimane selettivo.
Il credito complessivo cresce nominalmente, ma la qualità della sua composizione peggiora: prevale il breve termine, cala il lungo periodo, rallenta la spinta produttiva.
Per trasformare la stabilità in sviluppo servono incentivi fiscalipolitiche industriali e dialogo strutturato tra banche, imprese e governo.

Privacy Preference Center