Ci sono luoghi che non compaiono subito nelle guide patinate, ma che riescono a raccontare una città meglio di qualsiasi panorama famoso. È quello che mi è successo entrando nella piccola Chiesa di Santa Domenica, lungo una via tranquilla del centro storico di Taormina.
Passeggiando tra botteghe e scorci di mare, quasi per caso, mi sono trovato davanti a una facciata semplice, essenziale, senza grandi decorazioni. Una porta in muratura, una finestra con vetri a croce, un rosone discreto e una croce in ferro a chiudere il profilo del tetto. Nulla di monumentale. Eppure, proprio questa sobrietà mi ha incuriosito.
Una storia che attraversa i secoli
La chiesa è dedicata a Santa Domenica, giovane martire di Tropea, uccisa nel 303 d.C. durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano. Aveva soltanto quindici anni. Pensare a una ragazza così giovane, capace di una fede tanto forte da diventare simbolo per intere comunità, cambia il modo di osservare questo piccolo edificio.
Le prime tracce documentate della chiesa risalgono al Seicento: un registro del 1628 parla di un battesimo celebrato qui. È bello immaginare generazioni di famiglie entrare da quella stessa porta per momenti importanti della loro vita.
Nel 1958 la chiesa è stata restaurata e sopraelevata, ma ha mantenuto la struttura a navata unica tipica delle chiese di quartiere, raccolte e familiari.
La sorpresa dietro una facciata semplice
Se fuori tutto appare lineare e quasi anonimo, l’interno sorprende. L’altare maggiore in marmo rosso di Taormina cattura immediatamente lo sguardo. Intarsi, colonne corinzie, volute barocche: è come se l’anima del Seicento fosse rimasta custodita lì dentro.
In alto, in un medaglione, Santa Domenica tiene la palma del martirio. Ai lati dell’arco si trovano statue che raccontano altre storie di fede: i Santi Cosma e Damiano, medici e martiri, e Santa Rita da Cascia. C’è anche un elegante fonte battesimale in marmo rosso e una grande tela settecentesca che raffigura la Madonna della Lettera con il paesaggio di Taormina sullo sfondo.
Mi ha colpito il silenzio. Non un silenzio vuoto, ma pieno di memoria.
Un momento di pausa nel viaggio
La chiesa sorge su un piccolo basamento che segue la pendenza naturale del terreno. Si sale qualche gradino in pietra e, la sera, due lampioni in ferro illuminano la facciata creando un’atmosfera intima, quasi sospesa nel tempo.
Visitare Santa Domenica non richiede molto tempo, ma regala qualcosa che spesso manca nei viaggi veloci: una pausa. Un momento per rallentare, osservare, respirare.
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Donato Paolino
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