La crescita del Made in Italy nell’area del Golfo supera di quasi quattro volte la media dell’export nazionale

Il Made in Italy rafforza la propria presenza nel Medio Oriente e nei Paesi del Golfo Persico, confermando una dinamica commerciale molto più forte rispetto alla media dell’export nazionale. Nel 2025, secondo una analisi del Centro studi di Unimpresa, le esportazioni italiane verso i tredici Paesi dell’area hanno raggiunto 25,8 miliardi di euro, registrando una crescita del +11,5% rispetto ai 23,2 miliardi del 2024.

Si tratta di una performance quasi quattro volte superiore alla crescita media complessiva del commercio estero italiano, che nello stesso periodo si è fermata al +3,1%. Un segnale chiaro: il Medio Oriente è diventato uno dei mercati più dinamici e promettenti per le imprese italiane.

Indice

Un mercato sempre più strategico per il Made in Italy

L’area che comprende Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Bahrein, oltre a Israele, Libano, Giordania, Siria, Egitto, Libia, Iraq e Iran, rappresenta ormai il 4,6% dell’export manifatturiero italiano, in crescita rispetto al 4,2% del 2024.

Questa espansione è sostenuta da due fattori strutturali:

  • i grandi programmi di investimento infrastrutturale avviati dai Paesi del Golfo
  • la crescita di una classe di consumatori ad alto reddito sempre più orientata verso prodotti di qualità e lusso.

Secondo il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, la regione rappresenta una delle aree più interessanti per le imprese italiane.

«Il Medio Oriente continua a rappresentare un’area di grande interesse per il sistema produttivo italiano. Anche in presenza di tensioni geopolitiche, la domanda di tecnologia, infrastrutture e prodotti di qualità italiani resta forte e strutturale».

export medio oriente
Infografica Export Made in Italy in Medio Oriente

Emirati Arabi Uniti: il cuore dell’export italiano nell’area

Il principale partner commerciale della regione sono gli Emirati Arabi Uniti, che da soli assorbono oltre un terzo dell’export italiano verso il Medio Oriente.

Nel 2025 le esportazioni italiane verso gli Emirati hanno raggiunto 9,1 miliardi di euro, in crescita del +18,6% rispetto ai 7,7 miliardi del 2024.

Dubai rappresenta un vero hub commerciale globale: una parte significativa delle merci italiane esportate negli Emirati viene infatti riesportata verso altri mercati mediorientali e asiatici.

I settori più dinamici sono:

  • macchinari industriali
  • gioielleria e orologeria
  • mezzi di trasporto
  • agroalimentare premium

La presenza italiana è ormai consolidata: circa 3.000 imprese italiane risultano registrate alla Camera di commercio italiana di Dubai.

Arabia Saudita e Kuwait: domanda industriale e infrastrutturale

Al secondo posto tra i mercati della regione si colloca l’Arabia Saudita, con 6,3 miliardi di euro di export italiano nel 2025, in aumento del +3,7% rispetto all’anno precedente.

La crescita è meno impetuosa rispetto agli anni precedenti, quando i grandi progetti del programma Vision 2030 avevano generato un boom di domanda per macchinari e infrastrutture.

Particolarmente sorprendente è invece la crescita del Kuwait, che registra 1,9 miliardi di euro di export italiano, con un incremento del +57,4% rispetto al 2024.

Questo balzo è stato trainato soprattutto da:

  • mezzi di trasporto
  • macchinari industriali
  • prodotti metallurgici

Il Paese ha avviato un nuovo ciclo di investimenti pubblici per la modernizzazione delle infrastrutture, aprendo importanti opportunità per la manifattura italiana.

Israele, Libano e mercati emergenti

Tra i mercati di dimensione intermedia spicca Israele, che nel 2025 ha importato 3,4 miliardi di euro di prodotti italiani, con una crescita del +12%.

La ripresa arriva dopo il rallentamento dell’anno precedente legato alle tensioni regionali e riguarda soprattutto:

  • farmaceutica
  • macchinari industriali
  • agroalimentare

Anche il Libano registra una crescita significativa, raggiungendo 1 miliardo di euro di importazioni dall’Italia(+18,5%), mentre altri mercati come Iraq, Oman, Giordania e Bahrein mostrano aumenti moderati ma stabili.

Qatar in calo dopo il boom dei Mondiali

L’unico grande mercato in contrazione è il Qatar, dove l’export italiano è sceso a 1,8 miliardi di euro, con una flessione del -18,1% rispetto ai 2,2 miliardi del 2024.

Il calo è legato alla conclusione del ciclo di investimenti infrastrutturali collegati ai Mondiali di calcio del 2022, che negli anni precedenti avevano generato una domanda straordinaria di forniture industriali.

I settori che trainano l’export italiano

Dal punto di vista merceologico, il pilastro della presenza italiana nell’area resta la meccanica strumentale, con 7 miliardi di euro di esportazioni, pari al 24,2% del totale.

Seguono diversi comparti simbolo del Made in Italy:

  • beni di consumo di fascia alta (gioielleria, pelletteria, occhialeria) – 3,2 miliardi
  • mezzi di trasporto – 3,2 miliardi
  • chimica e farmaceutica – 3,2 miliardi
  • abbigliamento e tessile – 2 miliardi

Anche agroalimentare, arredamento e design registrano buone performance, con valori attorno a 1,2 miliardi di euro ciascuno.

Questa struttura evidenzia la doppia natura dell’export italiano: da un lato tecnologie industriali e macchinari, dall’altro prodotti di consumo di alta qualità e lusso.

Le regioni italiane più attive

Dal punto di vista territoriale, la Lombardia guida l’export verso il Medio Oriente con 8,2 miliardi di euro, seguita da:

  • Toscana – 4,1 miliardi
  • Emilia-Romagna – 3,4 miliardi
  • Veneto – 3,3 miliardi

La Toscana registra una delle quote più elevate rispetto al proprio PIL regionale, grazie alla forza dei distretti di oreficeria, pelletteria e meccanica.

I rischi geopolitici per il 2026

Nonostante la crescita robusta del 2025, le prospettive per il 2026 restano legate all’evoluzione del contesto geopolitico.

La nuova crisi militare nel Golfo Persico ha infatti creato tensioni sulle rotte commerciali marittime. Dal corridoio Hormuz-Suez transitava circa il 40% dell’export italiano su container.

Le deviazioni delle rotte hanno comportato:

  • allungamento dei tempi di trasporto di 10-14 giorni
  • aumento dei costi logistici tra il 30% e il 35%

Se la crisi dovesse risolversi rapidamente, la crescita dell’export potrebbe continuare, soprattutto grazie al ruolo trainante di Emirati Arabi Uniti e Kuwait.

In caso di conflitto prolungato, invece, potrebbero risentirne soprattutto i settori legati ai grandi impianti industriali e ai beni di lusso, più sensibili alle aspettative economiche dei mercati locali.

This post is also available in: English (Inglese)

Privacy Preference Center