Condividi l'articolo con i tuoi amici

Sveglia presto e come ogni umano mi preparo per andare al lavoro. Il lavoro è fondamento di quasi tutte le società di questo mondo. Tutte le persone per bene lavorano. E allora anche io raggiungo il mio luogo di lavoro così come mi è stato assegnato per la mia missione. In automobile. Necessariamente in automobile.

L’alba è ancora al di là dall’affacciarsi sulla tangenziale mentre la radio fa risuonare le note di Just A Gigolo I Ain’t Got Nobody cantata da Louis Prima. Mentre gli occhi sono attenti ad osservare la strada la mente vaga sui tempi e costi che interessano la massa umana lavorativa.

SoIn automobile. Necessariamente in automobile. Non si può fare diversamente. L’intreccio di mezzi pubblici necessari non mi permetterebbe di giungere al lavoro in tempi “umani”. Come me probabilmente molti altri vista la enorme quantità di automobili presenti in tangenziale alle sei di mattina.

La maggior parte delle automobili viaggiano con motore termico. Richiedono cioè carburante derivato da petrolio o gas, materie prime che di questi tempi stanno registrando un aumento considerevole. Le auto elettriche, quelle che dovrebbero essere le uniche che vedremo in futuro, non prevedono di certo costi minori e, comunque, la loro presenza è ancora piuttosto sporadica.

In passato giravano più mezzi pubblici

Le persone anziane raccontano che tanti, tanti anni fa, la quantità di mezzi pubblici era maggiore: non solo tram e filobus che permettevano di raggiungere ogni luogo urbano, ma numerose erano le “navette” e i treni, soprattutto in ora di punta, che permettevano a lavoratori e studenti di raggiungere ogni zona industriale, ogni quartiere in cui vi fosse una scuola.

Le famiglie non avevano bisogno di avere due automobili. Una autovettura era più che sufficiente e molte viaggiavano solo di domenica o nei festivi in genere. In città bastavano i mezzi pubblici. Comodi ed economici.

Quale progresso dunque si è registrato? Nessuno. Si è semplicemente scaricato totalmente sulla massa umana il costo del movimento. Un costo sempre maggiore che toglie “potere di acquisto”.

Stipendio e Orario di lavoro non sono uguali per tutti

Il salario percepito dai lavoratori, pur eguale nell’importo, non è quasi mai uguale nel potere di acquisto che potrebbe garantire. I lavoratori che si spostano con propri mezzi e devono percorrere maggiori chilometri sono quelli che pagano maggiormente il prezzo dello spostamento, e dunque, di fatto, “guadagnano meno” .

Il lavoratore che impiega più tempo per raggiungere il luogo di lavoro rispetto ad un collega di pari grado e con pari stipendio che abita nelle vicinanze dell’azienda o dell’ente, non solo di fatto guadagna meno ma lavora più tempo. Il tempo di spostamento necessario per il raggiunguimento del luogo di lavoro si aggiunge all’orario di lavoro togliendo spazio temporale alla propria vita privata.

Il costo per raggiungere il luogo del lavoro dovrebbe essere pagato dal datore di lavoro. L’orario di lavoro dovrebbe considerare anche i tempi di raggiungimento del luogo di lavoro. Solo così potrebbe esserci una vera equità salariale.

Ma nella struttura di governo di questa società, questo tema non è nemmeno affrontato. Per i lavoratori sembra addirittura normale che debbano pagare di tasca propria e con maggior proprio tempo per ottemperare al proprio “dovere” lavorativo.

Il lavoro a “tempo e chilometro zero”

Un governo più avanzato e attento potrebbe garantire un azzeramento di spostamento garantendo un lavoro a “chilometro zero” o, comunque, quanto più vicino allo zero.

Prendiamo per esempio gli statali: si potrebbe pretendere che un insegnante costretta a percorrere 100 km al giorno per raggiungere la scuola dove insegna sia di diritto trasferita in una scuola di pari grado più vicino casa facendo restando ferma la sua eventuale scelta diversa. I guadagni sarebbero molteplici per il lavoratore e per l’ambiente.

Molto più difficile potrebbe essere per i privati ma il problema non è variare qualcosa che non funziona alla radice.

E’ come per i trasporti. Invece di aumentarli negli anni chi governa ha preferito ridurne la quantità e qualità preoccupandosi al contempo di finanziare le infrastrutture a pagamento per gli spostamenti privati.

La struttura di governo, nella sua attività di riprendersi quanto dato in forma di salario, toglie più soldi a chi abita più lontano dal luogo di lavoro. Per fare solo due esempi pensiamo alla tassazione dei pedaggi autostradali, alle accise sui carburanti, all’iva sulle stesse accise (tasse sulle tasse).

Stesso discorso vale per il lavoro: da diritto sta sempre di più diventando “concessione” tanto che i giovani si dicono addirittura fortunati ad aver trovato un impiego pur precario. Per questa società è addirittura normale che un giovane precario faccia migliaia di chilometri per qualche giorno di servizio in un ente pubblico. Come per i trasporti non si è investito sul lavoro, sulla sua qualità e quantità. In questi ultimi anni si è assistito sempre più ad una costante precarizzazione del lavoro facendo fuggire in altri sistemi di governo più vantaggiosi (leggasi Stati) le menti più intelligenti.

Ma questo sarà oggetto di altra riflessione. Forse. Intanto ho raggiunto il mio luogo di lavoro. Louis Prima non canta più. Per la mia missione mi è stato dato un contratto a tempo. Devo incontrare persone. Comprendere. Alla fine agire.


Condividi l'articolo con i tuoi amici