Premessa

Povertà. Condizione in cui si trova chi ha scarse risorse necessarie per la sua sussistenza.

Un tema che nel terzo millennio fa rabbrividire solo parlarne. Un termine che sarebbe dovuto essere abolito dopo millenni di cosiddetta “civiltà umana”.

L’ultimo secolo che abbiamo alle spalle è stato caratterizzato dalle maggiori innovazioni tecnologiche ma si parla purtroppo ancora di povertà.

Inauguro il mio blog con la mia riflessione sul tema sulla povertà perché è certamente questo uno dei temi di base per una evoluzione economica e sociale ben diversa da quella che in tutti questi anni ho visto sviluppare.

Una evoluzione di cui mi voglio sentire parte, per ora purtroppo in maniera solitaria, che miri ad un disegno di società ben diversa da quella che viviamo.

Ma partiamo proprio dal capire il tema sulla povertà.

Dati Istat sulla povertà

Secondo i dati Istat 2019 sulla povertà, la povertà in Italia riguarda “1,7 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta in Italia con una incidenza pari al 6,4% (7,0% nel 2018), per un numero complessivo di quasi 4,6 milioni di individui (7,7% del totale, 8,4% nel 2018).”

L’Istat fa notare inoltre che per la prima volta dopo quattro anni si sono ridotti sia il numero, sia le quote di famiglie in povertà assoluta “pur rimanendo su livelli molto superiori a quelli precedenti la crisi del 2008-2009.”

“Stabile – prosegue l’Istat nel suo comunicato – il numero di famiglie in condizioni di povertà relativa: nel 2019 sono poco meno di 3 milioni (11,4%) cui corrispondono 8,8 milioni di persone (14,7% del totale).”

Per chi vuole approfondire, qui il link al report completo dell’Istat sulla povertà nel 2019 (pdf).

Ma cerchiamo di capire bene i due concetti di povertà assoluta e povertà relativa

Povertà assoluta

Povertà assoluta è la condizione in cui si trova chi non ha i mezzi per provvedere al suo normale sostentamento.

La soglia di povertà assoluta è decisa dalle istituzioni che calcolano gli standard di reddito, consumi e dotazioni sotto il cui limite si può parlare di povertà assoluta.

Sulla base di questi standard si calcola, per esempio, che nel 2019 vivono in povertà assoluta le famiglie con minori (tre componenti, due da 18 ai 59 anni e un minore) con un reddito mensile inferiore a 1.295,51 euro se la famiglia vive al Nord in un comune con meno di 50 mila abitanti, 1.209,58 euro se vive al Centro Italia e 1.026,51 euro se vive al Sud.

Sulla base di questi numeri si scopre per esempio che nel 2019 nel Nord-Ovest d’Italia si sono registrate oltre 1000 persone povere, oltre 760 nel Nord-Est, oltre 660 nel Centro e quasi 1500 persone al sud. A questi si aggiungono 619 poveri assoluti residenti nelle Isole.

poverta assoluta Istat
Povertà assoluta 2019 (fonte Istat)

La situazione si conferma più difficile per le famiglie residenti nel Mezzogiorno. L’incidenza della povertà assoluta sulle famiglie “si conferma più alta nel Mezzogiorno (8,5% nel Sud e 8,7% nelle Isole) rispetto alle altre ripartizioni (5,8% nel Nord-ovest, 6,0% nel Nord-est e 4,5% nel Centro).

Per questa ragione, anche se le famiglie del Nord sono di più rispetto a quelle del Mezzogiorno (rispettivamente 47,8% e 31,7% del totale), il numero di famiglie povere nelle due ripartizioni è sostanzialmente uguale: 43,4% al Nord e 42,2% nel Mezzogiorno. Nel Centro si trova il restante 14,4% (rispetto al 20,5% delle famiglie residenti in questa ripartizione).” rileva l’Istat.

La povertà assoluta incide molto di più sulle famiglie in affitto: La spesa mensile per l’affitto per le famiglie in povertà assoluta è mediamente “pari a circa 318 euro al mese, contro i 429 euro pagati dalle famiglie non in condizione di povertà.

Tuttavia, poiché la spesa media mensile complessiva delle prime è molto più bassa di quella delle seconde (875 euro contro 2,062), la voce per l’affitto pesa per il 36,4% sul totale delle spese familiari quando si è poveri (37,6% nel Nord, 40,3% nel Centro, 32% nel Mezzogiorno) e il 20,8% quando non si è poveri.”

Ancora più triste è il dato sui minori in povertà assoluta.

“Nel 2019, la povertà assoluta in Italia colpisce 1 milione 137mila minori (11,4% rispetto al 7,7% degli individui a livello nazionale; 12,6% nel 2018). L’incidenza varia dal 7,2% del Centro al 14,8% del Mezzogiorno. Rispetto al 2018 le condizioni dei minori migliorano sia a livello nazionale sia al Centro (da 10,1% a 7,2%).

Disaggregando per età, l’incidenza si conferma più elevata nelle classi 7-13 anni (12,9%) e 4-6 anni (11,7%) rispetto alle classi 0-3 anni (9,7%) e 14-17 anni (10,5%), quest’ultima in particolare miglioramento rispetto all’anno precedente (12,9%)” spiega l’Istat che precisa: “La maggiore criticità per le famiglie con minori emerge anche in termini di intensità della povertà, con un valore pari al 23,0% contro il 20,3% del dato generale. Oltre a essere più spesso povere, le famiglie con minori sono anche in condizioni di disagio più marcato.”

Povertà relativa

A differenza della povertà assoluta, la povertà relativa attiene all’impossibilità di fruire di beni o servizi in rapporto al reddito pro capite medio di un determinato Paese.

La linea di povertà relativa viene dunque costruita attraverso indicatori statistici della distribuzione del reddito in una nazione.

Per semplificare il povero relativo ha un reddito che gli permette di poter comprare beni e servizi per il suo sostentamento minimo accettabile ma si tratta di un reddito che si abbassa rispetto ai redditi medi italiani e probabilmente ha sempre più difficoltà ad usufruire di tutte le possibilità e i servizi disponibili.

Il dato sulla povertà relativa dunque pone maggiormente l’accento sulla disuguaglianza tra gruppi sociali, sulle differenze tra ricchi e poveri, o tra sempre più ricchi e sempre più poveri.

Ebbene l’Istat rileva che “Nel 2019 le famiglie in condizioni di povertà relativa sono stimate pari a poco meno di 3 milioni (11,4%), per un totale di oltre 8,8 milioni di individui (14,7%). Rispetto al 2018, la situazione è sostanzialmente stabile in tutte le ripartizioni: nel Nord l’incidenza si attesta a 6,8% con valori simili sia nel Nord-ovest sia nel Nord-est (rispettivamente 6,7% e 6,9%) mentre è pari a 21,1% nel Mezzogiorno.”

Povertà relativa (fonte Istat)
Povertà relativa (fonte Istat)

L’incidenza del Covid-19 sulle condizioni di povertà

Non sono ancora noti i dati del 2020, anno interessato dalla pandemia da Covid-19. Tutto però fa pensare che i numeri della povertà aumenteranno in modo esponenziale.

Sono tante le famiglie che non hanno un reddito fisso e si sono trovate in difficoltà: pensiamo a tutti i liberi professionisti che per mesi hanno dovuto rinunciare a portare avanti la propria attività, ai tanti piccoli imprenditori che hanno dovuto chiudere, alle tante persone licenziate o a rischio di licenziamento (soprattutto lavoratori con contratti precari).

Sintesi di un fallimento

E’ evidente, a mio giudizio, che parlare costantemente di povertà ancora nei primi anni 2000 è un controsenso.

La rivoluzione industriale ottocentesca prometteva benessere per tutti. Il successivo concetto di libero mercato prometteva opportunità di ricchezza per tutti.

Ad oggi il bilancio è semplice: poche persone sono ricche, la stragrande maggioranza delle persone sono povere.

Secondo il Rapporto Oxfam 2019 in Italia nel 2018 ”il 20% più ricco dei nostri connazionali possedeva circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale.”

Questo è semplicemente il bilancio di questo “progresso” che a dirla tutta non mi piace.