Ti è mai capitato di fermarti mentre scrivevi perché non sapevi se usare ce, c’è oppure cè? Hai scritto “chi ce?” e ti è sembrato che mancasse qualcosa? Oppure ti sei chiesto se fosse corretto scrivere “che cè” o “che c’è”?

Il dubbio è comune perché nel parlato la differenza si percepisce poco. Nello scritto, invece, ce e c’è sono entrambe forme corrette, ma hanno funzioni grammaticali differenti, mentre cè è sempre un errore. Vediamo come distinguerle e come risolvere dubbi frequenti come che ce o che cè e chi ce o chi cè.

Indice

C’è o cè: qual è la forma corretta?

Se il dubbio è C’è o cè, la risposta è semplice: si scrive c’è, con apostrofo e accento.

C’è deriva dall’unione di “ci” ed “è”:

ci + è = c’è

La parola “è” è la terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo essere. Possiamo scrivere:

“C’è qualcuno alla porta.”

“C’è ancora del pane?”

In questi casi c’è indica che qualcuno o qualcosa esiste o è presente. Cè, invece, non è una grafia corretta: l’accento sulla “è” non basta, perché occorre anche l’apostrofo.

Quando si scrive ce senza apostrofo

Anche ce è corretto, ma svolge una funzione differente. Lo troviamo, per esempio, in frasi come:

“Ce la possiamo fare.”

“Ce ne sono abbastanza.”

“Non ce lo hanno detto.”

La differenza appare evidente confrontando “C’è una soluzione” con “Ce la possiamo fare”. Nella prima frase affermiamo che una soluzione esiste; nella seconda ce fa parte di una costruzione pronominale. Le due forme non sono quindi intercambiabili.

Che ce o che cè: come si scrive?

Il dubbio che ce o che cè va risolto osservando il significato della frase. Se vogliamo chiedere che cosa sta succedendo, scriviamo:

“Che c’è?”

L’espressione può significare “Che cosa succede?” oppure “Qual è il problema?”. “Che cè?” è invece sbagliato.

Ce può essere corretto in costruzioni differenti, per esempio: “Credo che ce ne siano ancora”. Se quindi con che ce o che cè intendiamo chiedere che cosa stia accadendo, la forma corretta è che c’è?

Chi ce o chi cè: attenzione al significato

Un ragionamento analogo vale per chi ce o chi cè. Se vogliamo sapere quale persona sia presente, scriviamo:

“Chi c’è?”

Per esempio: “Chi c’è in ufficio?” oppure “Chi c’è alla porta?”.

La forma “chi cè?” è sempre errata, mentre “chi ce” non può sostituire chi c’è quando vogliamo sapere chi sia presente.

Perché c’è richiede apostrofo e accento?

In c’è, apostrofo e accento svolgono funzioni differenti. L’apostrofo segnala l’elisione della “i” di “ci”, mentre l’accento appartiene a “è”, terza persona singolare dell’indicativo presente del verbo essere.

La trasformazione è:

ci + è → c’è

Per questo non sono corrette né “cè” né “ce’”.

C’è e ci sono: un metodo per non sbagliare

Un metodo pratico consiste nel trasformare la frase dal singolare al plurale:

“C’è un libro sul tavolo.”

diventa:

“Ci sono due libri sul tavolo.”

Se c’è può trasformarsi naturalmente in “ci sono”, abbiamo un buon indizio che la costruzione sia corretta.

Attenzione anche alla concordanza: non scriveremo “c’è molte persone”, ma “ci sono molte persone”.

Come ricordare la differenza tra ce e c’è

Quando hai un dubbio, chiediti se qualcuno o qualcosa esiste, è presente o si trova in un determinato luogo. In questi casi utilizzerai generalmente c’è:

“C’è tempo.”

“C’è Maria.”

“C’è qualcosa che non va.”

Se invece trovi costruzioni come “ce lo”, “ce la” oppure “ce ne”, utilizzerai ce senza apostrofo: “Ce lo dici?”, “Ce la faccio”, “Ce ne andiamo”.

La regola da ricordare è quindi chiara: ce e c’è sono entrambe forme corrette, ma svolgono funzioni differenti. Cè, invece, non appartiene alla grafia corretta della lingua italiana.

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