L’analisi di Mariagrazia Lupo Albore, direttore generale di Unimpresa e autrice dell’articolo pubblicato su Unimpresa.it

La doppia transizione delle imprese italiane

Le imprese italiane stanno attraversando una fase di trasformazione profonda. Sempre più aziende dichiarano di investire contemporaneamente in digitale e sostenibilità, due dimensioni che oggi rappresentano i pilastri della competitività futura.

Secondo i dati analizzati da Mariagrazia Lupo Albore, direttore generale di Unimpresa e autrice dell’articolo pubblicato su Unimpresa.it, il 78% delle imprese afferma di puntare su entrambe le direttrici. Un numero che, a prima vista, potrebbe suggerire una maturità ormai consolidata del sistema produttivo.

Eppure, osservando meglio la realtà aziendale, emerge un elemento cruciale: investire in entrambi gli ambiti non significa automaticamente riuscire a integrarli. La vera sfida non è quindi scegliere tra innovazione tecnologica e responsabilità ambientale, ma far sì che le due trasformazioni procedano insieme, all’interno di una visione industriale coerente.

Quando il digitale diventa lo strumento della sostenibilità

Oggi, nella maggior parte dei casi, il digitale viene utilizzato come supporto alla sostenibilità.

L’analisi richiamata da Mariagrazia Lupo Albore evidenzia infatti che nel 64% delle aziende le tecnologie digitali vengono impiegate per migliorare l’efficienza energetica, monitorare i consumi, ridurre gli sprechi e ottimizzare i processi produttivi.

Sensori, piattaforme di analisi dati, sistemi di gestione intelligente delle risorse e strumenti di automazione permettono alle imprese di conoscere meglio il proprio impatto ambientale. Grazie al digitale, diventa più semplice misurare le emissioni, controllare le filiere e intervenire sui processi meno efficienti.

Questo approccio rappresenta certamente un passo avanti. Tuttavia, come sottolinea Mariagrazia Lupo Albore nel suo intervento pubblicato su Unimpresa.it, resta ancora parziale: spesso la tecnologia viene introdotta come strumento operativo, ma non sempre come parte di una strategia più ampia.

Il limite: quando la sostenibilità non guida le scelte tecnologiche

Il dato più significativo riguarda il percorso opposto.

Solo il 42% delle imprese consente agli obiettivi di sostenibilità di orientare direttamente le decisioni tecnologiche. Questo significa che, in molti casi, la trasformazione resta guidata principalmente dalla tecnologia e non da una visione industriale complessiva.

Come osserva Mariagrazia Lupo Albore, la differenza è tutt’altro che secondaria. Quando la sostenibilità guida le scelte, l’azienda non si limita a introdurre nuovi strumenti digitali, ma ripensa l’intero modello di sviluppo: dalla progettazione dei prodotti alla gestione della filiera, fino alla relazione con il mercato.

In questo scenario, il digitale diventa un mezzo per realizzare obiettivi più ampi e non semplicemente un insieme di soluzioni tecnologiche. È proprio in questa integrazione che può nascere un vantaggio competitivo duraturo.

Il problema organizzativo delle imprese

Un altro elemento evidenziato nell’analisi riguarda la struttura organizzativa delle aziende.

Secondo i dati citati da Mariagrazia Lupo Albore, appena il 6% delle imprese dispone di una figura incaricata di governare in modo integrato digitale e sostenibilità.

Questo dato rivela una fragilità significativa. Nella maggior parte delle aziende, i due ambiti vengono gestiti da funzioni diverse: da un lato l’innovazione tecnologica, dall’altro le politiche ambientali o ESG. Senza una regia comune, il rischio è che gli investimenti procedano in modo frammentato.

Come sottolinea la direttrice generale di Unimpresa, il problema non riguarda soltanto la disponibilità di risorse economiche. Piuttosto, riguarda la capacità di costruire una strategia unitaria che tenga insieme tecnologia, sostenibilità, competitività e mercato.

L’Europa tra norme digitali e semplificazione ESG

Anche il contesto europeo riflette questa dinamica.

Nel 2025, le iniziative normative legate al digitale sono aumentate sensibilmente, mentre sul fronte ESG si è assistito a una certa semplificazione delle regole.

Secondo Mariagrazia Lupo Albore, questo segnale può essere interpretato in modi diversi. Da un lato, alleggerire gli obblighi burocratici può aiutare molte imprese, soprattutto le piccole e medie. Dall’altro, esiste il rischio che questa semplificazione riduca la spinta verso un’integrazione più profonda tra innovazione tecnologica e responsabilità ambientale.

La sfida europea resta quindi quella di accompagnare le imprese lungo la doppia transizione senza creare squilibri tra i due percorsi.

Consumatori più veloci delle imprese

Se l’offerta industriale procede con cautela, la domanda sembra invece evolversi più rapidamente.

Secondo i dati citati nell’analisi di Mariagrazia Lupo Alboredue consumatori online su tre hanno già modificato le proprie abitudini per ridurre l’impatto ambientale dei loro acquisti.

Questo cambiamento non riguarda soltanto il prodotto finale. Sempre più persone prestano attenzione alla tracciabilità, al packaging, ai sistemi logistici e alle politiche ambientali delle aziende.

Il risultato è che digitale e sostenibilità diventano inevitabilmente interconnessi. Il cliente vuole informazioni chiare e immediate, ma vuole anche sapere quale impatto ha ciò che acquista.

La vera sfida: unire innovazione e responsabilità

Il messaggio centrale dell’analisi di Mariagrazia Lupo Albore, pubblicata su Unimpresa.it, è semplice ma decisivo.

Digitale e sostenibilità non sono due capitoli separati della modernizzazione economica. Sono due facce della stessa trasformazione.

Quando restano divisi, il rischio è duplice: un’innovazione tecnologica senza visione oppure una sostenibilità ridotta a semplice etichetta. Quando invece le due dimensioni si integrano, le imprese possono costruire modelli più solidi, più competitivi e più coerenti con le nuove dinamiche del mercato.

Le imprese italiane hanno già imboccato entrambe le strade. La sfida ora è evitare che continuino a restare parallele.

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